Assemblea Istituto 30-11-2011

Assemblea d’Istituto del Liceo Rosmini

Giovedì 30 novembre 2011 

Un argomento più degli altri spiccava e catturava l’attenzione giovedì 30 ottobre 2011 nella lista delle tante attività ricreative organizzate in occasione dell’assemblea d’Istituto del nostro liceo: il dibattito sugli Indignados e sui black bloc del 15 ottobre a Roma.

Stefano e Sara, due ragazzi che hanno partecipato alla protesta di quel giorno, hanno cercato di spiegare cosa sia veramente successo. Subito si sono sollevati diversi punti sui quali c’era bisogno di farsi delle domande e di chiarirsi le idee: l’argomento “politica”, si sa, è sempre stato alquanto spinoso, e a volte si preferisce evitarlo per non generare disaccordo. Per fortuna in questo dibattito non si è avuto modo di trovarsi in mezzo a scambi di occhiate truci, nonostante le diverse linee di pensiero che ogni tanto sembrava di poter cogliere nei partecipanti.

In particolare i dubbi più grandi sono sorti riguardo al ruolo dei media nel raccontare gli accaduti -azione che i giornali pare facciano filtrando sempre di più diverse importanti informazioni- e l’utilità o meno della violenza nelle proteste. Dopo un veloce giro di fogli e penne si sono infatti raccolte le parole che gli studenti associavano a “indignados” e “15 ottobre”; per la prima, la lista riportava CAMBIAMENTO, LIBERTà, RIVOLUZIONE, PROTESTA, GIUSTIZIA, SOLIDARIETà, CRISI; per la seconda invece si avevano parole quali DANNO, VANDALISMO, DELUSIONE, INFILTRAZIONE, RABBIA e un eloquente “GAZÈR”: liste di pensieri, ideali ed emozioni molto generali, quasi intercambiabili all’inizio, ma ben definite alla fine del dibattito. Innanzitutto, si sono voluti chiarire dei punti fondamentali: cosa si può dire dei black bloc? Sono i “cattivi” della situazione? C’entrano o non c’entrano con gli Indignados? Stefano ha avuto modo di far capire come anch’essi perseguano gli stessi obiettivi, e allo stesso tempo ha fatto notare la differenza tra la violenza “necessaria” e quella totalmente inutile e vandalistica (ne sono un esempio la Madonna fatta a pezzi e le auto bruciate di operai, di gente che lavora e che magari è indignata allo stesso modo dei protestanti). Questo è uno dei punti di partenza che ha portato a parlare proprio di come il fatto di usare la violenza non possa che comportare una risposta negativa da parte dei parlamentari: usare la violenza è sempre sbagliato e mette sempre nel torto anche coloro che la usano per giuste cause. Parlare della TAV che si vuole far passare per la val di Susa ha poi generato diversi dubbi: è giusto o non è giusto che si “sacrifichi” una valle a vantaggio dei viaggi che vi si potranno fare? È giusto che non importi a nessuno degli effetti nocivi riscontrati da diversi scienziati delle sostane chimiche rilasciate nell’aria? Varrà dunque in questo caso il detto machiavellico “Il fine giustifica i mezzi?”. Qualcuno ha obiettato come, però, lo stesso discorso si potrebbe fare sul referendum per l’acqua pubblica e il nucleare degli scorsi 12 e 13 giugno e di come, non di meno, si andrebbe di contraddizione in contraddizione senza riuscire a trovare una soluzione ragionevole. Il discorso ha portato poi a parlare proprio del nuovo governo di Monti e di cosa esso comporterà per l’Italia e per la crisi economica del Paese. Un veloce accenno alla situazione della Grecia ha condotto il discorso indietro al dibattito sull’uso della violenza, per sottolineare come il 15 ottobre comunque, oltre a non aver ottenuto nulla se non un richiamo alla memoria del G8 del 2001, abbia invece causato, si dice, intorno al milione di danni. Insomma, ne è valsa davvero la pena? Si direbbe di no, e sembra che queste devastazioni e questa violenza gratis di alcuni non sia stata vista così di buon occhio nemmeno dagli Indignados stessi. Lo si può capire questo ancora di più se, come ha fatto Stefano, si prende in considerazione il fatto che la protesta del 15 ottobre è stata preparata e organizzata come si fa con tutte le occupazioni in generale: studenti dei vari atenei si sono trovati, hanno deciso insieme, e, infine, dall’Università della Sapienza di Roma è uscita quella che può essere chiamata la direttiva nazionale, accettata da tutti i gruppi, a creare un movimento con richieste comuni. L’intento era di raggiungere Montecitorio, e in ogni caso di cercare di raggiungere un accordo, di essere ascoltati. Ma tutto è andato a rotoli e ci sono stati gli scontri in piazza s.Giovanni. Stefano ha ricordato più volte come la protesta non avesse avuto come obiettivo l’uso della violenza, il lancio di sanpietrini, il caos, e molti hanno avuto da ridire sul fatto che, comunque, una pacifica occupazione avrebbe potuto dare i suoi frutti, nonostante in genere le cose di questo tipo passino inosservate.

Tante questioni sono state aperte e tanti dubbi sono rimasti, ma altrettante domande hanno avuto una risposta. Certi di aver ricevuto un quadro più definito di alcuni aspetti della realtà italiana, ci si è lasciati con ringraziamenti e un grande applauso.

                                                                                                         Linda Giovanella (2ACl)

                                                                                                         Foto di Yvelise Caruso (4Al)

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